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ONE HEALTH: IMPARIAMO IL LEGAME TRA LA SALUTE DELLE PERSONE, DEGLI ...
Pubblicato il: 18.11.25
di: Chiara Sideri
Aggiornato il: 18.11.25
Negli ultimi decenni, il panorama della sanità pubblica ha subito trasformazioni significative, evidenziando l'impossibilità di considerare la salute umana in isolamento. Emergenze zoonotiche come il COVID-19, l'aumento della resistenza antimicrobica, la diffusione di vettori in nuove aree e gli effetti del cambiamento climatico hanno messo in luce un fatto incontrovertibile: la salute umana, animale e ambientale sono intrinsecamente collegate.
L'approccio One Health nasce dalla consapevolezza che persone, animali, piante ed ecosistemi condividono rischi e opportunità, e solo una visione integrata può garantire una salute globale. In Europa e in Italia, questo paradigma è ormai parte integrante di piani nazionali e strategie di prevenzione che uniscono sanità pubblica, veterinaria e tutela ambientale.
One Health si basa su alcuni principi fondamentali:
In sostanza, non si tratta solo di "fare meglio medicina", ma di "fare meglio salute": dalla gestione degli allevamenti alla qualità dell’acqua, dalla sicurezza alimentare alla prevenzione delle infezioni in ospedale, tutto concorre a un equilibrio condiviso.
One Health invita a superare i confini professionali e istituzionali per costruire una rete di cooperazione tra sanità umana, veterinaria, agricoltura, ambiente e società civile. Viviamo in un’epoca in cui la salute non può più essere affrontata come una questione di singoli individui o di singole specie. Le sfide sanitarie del XXI secolo, dalle infezioni resistenti ai farmaci alle pandemie zoonotiche, fino al collasso ambientale, dimostrano che ogni sistema vivente è parte di un equilibrio comune.
La resistenza antimicrobica (AMR) è una delle emergenze sanitarie più gravi per la salute globale. L'uso eccessivo o scorretto di antibiotici negli esseri umani, negli animali e in agricoltura favorisce la selezione di batteri resistenti, che possono diffondersi tra i vari comparti. Un approccio One Health permette di affrontare l'AMR su tutti i fronti: promuovendo un uso prudente dei farmaci, riducendo la contaminazione ambientale, migliorando la sorveglianza e l’educazione sanitaria.
In Italia, il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR 2022-2025) integra pienamente questa visione.
La distruzione degli habitat naturali, i cambiamenti climatici e la crescente mobilità umana favoriscono il cosiddetto “spill-over”, ossia il passaggio di patogeni dagli animali all’uomo. Le malattie zoonotiche e quelle trasmesse da vettori, come West Nile, dengue o chikungunya, rappresentano una minaccia crescente anche nei Paesi europei. L'approccio One Health consente di prevedere e contenere queste emergenze attraverso reti di sorveglianza che uniscono dati ambientali, veterinari e clinici.
La salute dell’ambiente è un indicatore diretto della salute delle popolazioni. La qualità dell’acqua, dell’aria, del suolo e la biodiversità influenzano il benessere umano e animale. La degradazione ambientale, la deforestazione e l’inquinamento non sono più solo temi ecologici, ma determinanti sanitari a tutti gli effetti. One Health promuove politiche che tutelano gli ecosistemi come misura di prevenzione sanitaria, riconoscendo che la salute del pianeta è la prima forma di medicina preventiva.

L'OMS esorta a investire in azioni "One Health" per una migliore salute ...
In Europa, l'approccio One Health è parte integrante delle politiche sanitarie. La Commissione e il Consiglio dell’Unione hanno adottato raccomandazioni per rafforzare la lotta contro l’antibiotico-resistenza e le minacce emergenti alla salute pubblica, attraverso azioni coordinate nei settori umano, animale, vegetale e ambientale.
L’obiettivo è costruire un sistema armonizzato di prevenzione, fondato su indicatori comuni, sorveglianza integrata, formazione congiunta e investimenti in ricerca e innovazione.
Anche l’Italia si muove lungo questa direttrice. Il PNCAR 2022-2025 rappresenta uno dei casi più concreti di traduzione operativa dell’approccio One Health: promuove la riduzione dell’uso di antimicrobici, la cooperazione tra Ministeri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente, e la sorveglianza congiunta tra sanità umana e veterinaria.
Diverse regioni, come l’Emilia-Romagna, il Veneto, il Lazio e la Lombardia, stanno rendendo questo approccio realtà attraverso reti di sorveglianza locali che integrano dati clinici, veterinari e ambientali.
La formazione sanitaria sta evolvendo: master universitari, corsi ECM e progetti formativi interdisciplinari dedicati alla stewardship antibiotica, all’epidemiologia ambientale e alla salute globale stanno diventando parte integrante del percorso professionale di infermieri, medici e operatori del sistema salute.
Questa crescita culturale e scientifica segna il passaggio da una visione settoriale a una sanità integrata e sostenibile, in cui la salute del paziente è vista come il riflesso della salute della comunità e dell’ambiente in cui vive.
Tra i professionisti della salute, l’infermiere è forse quello che più di tutti incarna lo spirito del paradigma One Health. È il punto di contatto tra l’assistenza diretta, la prevenzione e l’educazione sanitaria; è colui che traduce la teoria in pratica, il dato in azione, la conoscenza in relazione.
In un sistema sanitario sempre più interconnesso, l’infermiere diventa il fulcro della rete One Health, capace di riconoscere segnali precoci di rischio, promuovere comportamenti sostenibili e coordinare interventi multidisciplinari.
One Health non è un concetto astratto, ma una strategia concreta per costruire salute. Riconoscere che la salute dell’uomo dipende da quella degli animali e dell’ambiente significa abbandonare un modello frammentato e abbracciare una visione collettiva e sostenibile. Per gli infermieri, questo approccio rappresenta una nuova frontiera di competenza e responsabilità: ogni gesto di cura può contribuire a preservare la salute del pianeta. La prevenzione del futuro inizia dal letto del paziente ma si estende nei campi, negli allevamenti, nelle acque e nelle politiche pubbliche. È una rivoluzione silenziosa, fatta di conoscenza, cooperazione e consapevolezza.